martedì 27 novembre 2018

Il torto del soldato di Erri de Luca - Recensione


Titolo: Il torto del soldato

Autore: Erri De Luca

Casa Editrice: Feltrinelli

Pagine: 88

Genere: narrativa

Trama:
Un vecchio criminale di guerra vive con sua figlia, divisa tra la repulsione e il dovere di accudirlo. Il padre vive in un continuo stato di tensione, poiché ha la perenne ansia di esser catturato. Assume spesso dei comportamenti di prevenzione, che lo fan sembrare spesso distaccato e strambo. Tenta, in qualsiasi modo e con qualsiasi pretesto, di non parlare con le persone: crede che l’udito sia il miglior modo di ricordare. Ha paura di poter esser riconosciuto tramite la propria voce. Proprio questa sua fissazione, lo porterà a pensar di essere spacciato, di esser vicino alla sua fine.

Recensione:

Inizialmente, il libro non mi sembrava di facile comprensione; non riuscivo a capire di cosa parlasse. Sembrava passare da una scena all’altra senza rigor di logica. Invece, dopo qualche pagina, tutta la storia viene a galla e risulta facile poter svolgere i collegamenti tra le diverse scene prima presentate, che sembravano tutte sconnesse tra loro.
“Il torto del soldato” è una breve novella che, a mio parere, merita di esser letta da tutti. Di seguito, vi porgo anche il riassunto: è una storia così bella che non resisto alla tentazione di riassumerla. Ho deciso di farlo, anche perché una recensione di questo libro, senza il suo riassunto, mi sembrerebbe incompleta.

Ho amato molto il senso umoristico dello scrittore: quando narra qualcosa che si discosta completamente da ciò che è appena stato detto, inserisce la frase: mi scuso per questa digressione. Ovviamente, solo a fine libro si capisce che questa frase è data dall’ironia: non erano affatto digressioni, erano pezzi di una unica storia, che sommati, danno il racconto completo.

Nonostante la storia triste e il finale drastico, penso sia stato uno dei libri migliori che io abbia mai letto.


"Gli avevo già sentito dire: "Non mi prenderanno vivo. ne hanno catturati mille di noi, ma non farò la fine di una foglia di autunno che si arrende". Non temeva la prigione, la vecchiaia è già una forma di reclusione".

Voto: 5/5

Riassunto:

Il libro sembra esser diviso in due parti:

nella prima, viene presentata la passione di uno scrittore per la lingua ebraica. Viene anche raccontato il viaggio che fa a Varsavia, quando partì da operaio per i luoghi della Shoah.

Racconta di queste vicende fino al giorno in cui si trova in una locanda alle Dolomiti.

Racconta di esser vicino a un tavolo con un uomo e una donna, probabilmente padre e figlia. Racconta del sorriso che la donna gli rivolge, e di come invece il padre sembri infastidito da lui e se ne vada infastidito, rovesciano la birra sul tavolo.

Racconta successivamente di essersene andato, e di aver visto una macchina giù in un burrone. Dopo aver letto questa parte, non riuscivo proprio a darle un senso. Perché passare dal raccontare la Shoah a una serata in una locanda? Perché la donna gli aveva sorriso? E cosa aveva infastidito l’uomo?

Le risposte a queste domande, le ho trovate nella seconda parte del libro.

La voce narrante cambia: ora è una donna a raccontare gli avvenimenti in prima persona. Racconta alcuni episodi della sua vita, molti dei quali appaiono insignificanti, e mi lasciano ancora più perplessa.

Racconta di quando era bambina ed un ragazzo sordo muto le insegnava a nuotare. Racconta di quando ha scoperto che chi credeva fosse suo nonno, in realtà, era suo padre.

Racconta lo stupore di quando quest’ultimo le confessa di essere un criminale di guerra ricercato. Il padre vive ormai da anni nell’ansia di poter esser riconosciuto e catturato: crede che la memoria migliore dell’uomo risieda nell’udito, così si sforza a non parlar in pubblico, per la paura di poter essere riconosciuto.

Finchè si arriva a quella sera: padre e figlia vanno in una locanda. Il ricercato, nota un uomo intento a leggere dei fogli scritti in ebraico: scatta in lui qualcosa che gli fa pensare di esser stato trovato. Pensa che l’uomo seduto al tavolo, sia lì per avvertirlo che a breve, sarà catturato. Nel contempo, invece, la figlia riconosce nella medesima persona, il ragazzo che le insegnava a nuotare da piccola. Gli sorride, ma lui non la riconosce.

Il padre paga di fretta, rovescia la birra e scappa: schiaccia a terra il pedale dell’acceleratore, finchè la macchina finisce giù in un burrone. Il padre muore sul colpo, la figlia no: non tocca a lei la stessa sorte.

La donna e l’uomo dunque, in una sera, conosceranno entrambi la libertà: la prima, per poter iniziare a vivere senza accudire l’altro; il secondo, per poter vivere libero senza la paura di poter esser trovato. La libertà, sarà comunque dolorosa e imprevista.

grazie per aver letto questa recensione e visita la mia pagina Instagram: @ungattoeunlibro


7 commenti:

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Ciao a tutti mi chiamo Sofia Biondo ,  sono una blogger e una scrittrice .  Questo qui è il mio secondo blog ... in questo mostrerò molta ...