mercoledì 13 giugno 2018

I due volti di una vita di sara nucera .. segnalazione !



Titolo : I due volti di una vita
Autore : Sara Nucera
Prezzo copertina : 12,00€
Trama :
Alice è una normale ragazza alle prese con l'inizio dell'università, la sua vita apparentemente perfetta viene stravolta dalla fine di un amore che l'aveva accompagnata durante tutta la sua adolescenza. il senso di vuoto che la pervade la distrae da tutto quello che aveva sempre immaginato per il suo futuro, lasciandola con infiniti punti interrogativi nella testa  un'incolmabile tristezza nel cuore. Soltanto nella piccola libreria della cittadina medievale dove è nata e cresciuta, può trovare un rifugio da quel petulante senso di vuoto. Cosa le riserverà il destino? Troverà mai l'amore di nuovo?
Un romanzo intenso che ti catapulterà nella vita di un adolescente complicata...


Vari link di acquisto :

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https://www.amazon.it/I-due-volti-una-vita-ebook/dp/B0716723XF


Blog autrice : http://saranucera.altervista.org/

Istagram autrice : https://www.instagram.com/sara_nucera/

Estratto :


Incessante fu quell’istante in cui il mio cuore si ruppe. Non saprei ben spiegarne il suono, ne l’odore, ne tanto meno saprei descrivere

la situazione metereologica circostante. Ricordo soltanto, che il paesaggio sembrava un dipinto esposto sotto una pioggia settembrina, e la tempera andava a diluirsi con l’acqua, lasciando che quella magnifica macchia di colore si sciogliesse a poco a poco. Ricordo che l’unico suono che sentii era più simile ad un vetro infranto che a qualsiasi altro suono prodotto in natura. Non era un urlo, non era un tonfo, era soltanto un vetro, ridotto in pezzi.

Leonardo Ortolano una volta disse: “Se vuoi salvarti, leggi. Se volessi addirittura salvare qualcuno, scrivi.” Mi domando, se questo concetto valga anche per salvarsi da sé stessi.

Cavalcavo con determinazione quello che all’apparenza, altro non era che un comunissimo corridoio bianco, che portava a sua volta in una comunissima stanza nel reparto di diagnosi e cura dell’igiene mentale dell’ospedale Santo Spirito. Ma per me, era soltanto l’inferno. Per me, era quello che un tempo si definiva un ospedale psichiatrico, con muri perennemente bianchi che raccontavano le loro storie, storie di persone malate, storie di esseri umani a cui si era interrotto il cervello, storie di sofferenza, prive di lieto fine, stampate su quei muri che visti da lontano non avevano sapore, logica, tempo. Immaginai un operaio minuto, il baffetto ingrigito dal tempo e gli occhi tristi di una vita passata a pitturare quelle stesse mura. Colui che censurava ogni misero racconto rappresentato, ogni storia che aveva un qualcosa di diverso dal normale; censurava storie di menti libere, anomale, sole, anticonvenzionali, impazzite. Appena la mia mente terminò quell’immagine raccapricciante, arrivai all’interno della stanza, scostai la porta leggermente socchiusa, presi il respiro più profondo che i miei fragili polmoni riuscirono a contenere, e mi sedetti su una sedia color avorio un po’ rovinata, lo schienale scheggiato in cui si intravedeva il color legno, posizionata obliquamente al fianco di un letto di ospedale. Guardai Riccardo per cinque secondi prima di posizionarmi su quella piccola sedia, poi, cominciai a leggere il suo libro preferito a voce relativamente alta, non curandomi che dormisse. Non vi dirò chi io sia, tanto meno la mia descrizione anatomica, non saprete nulla di me, sarò soltanto il prodotto della vostra immaginazione, ma forse, prima di continuare bisogna fare un piccolo passo indietro.

Erano le sei del pomeriggio in una corta giornata di novembre, il

sole, già tramontato aveva lasciato un dolce ricamo rossastro esattamente sul contorno delle nuvole e l’inizio del mare. Mi trovavo seduta su un muretto che un tempo era di marmo, ora, inondato di scritte e scarabocchi vari. I piedi a penzoloni rivolti verso il mare e le lacrime che scendevano lente sul mio viso. Mario era il mio ragazzo, e le parole che uscivano dalla sua bocca arrivavano al mio orecchio come suoni confusi in mezzo ad una folla. Naturalmente, ascoltare non era mai stata una delle mie principali doti. L’unica cosa su cui riuscivo a concentrarmi era il lento dondolio delle onde davanti ai miei occhi, quel loro modo di arrivare bruscamente alla riva e poi lasciarla delicatamente andare mi faceva pensare ad una delle infinite lettere d’amore scritte e mai ricevute. Finché una frase non arrivò ben nitida nella mia testa e, quella scena a dir poco pittoresca svanì nell’arco di un minuto. “Quindi è cosi? È finita?” Disse Mario in tono violento.



Ed ecco questa nuova segnalazione , vi ispira il libro ? l'ho avete già letto? fatemi sapere nei commenti .







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Ciao a tutti mi chiamo Sofia Biondo ,  sono una blogger e una scrittrice .  Questo qui è il mio secondo blog ... in questo mostrerò molta ...